Lunedì, Settembre 25, 2017

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Ricostruzione e Rievocazione
Vita da campo
Sperimentazione
Artigianato

La Fara

Gisulfum, ut fertur, suum nepotem, virum per omnia idoneum, qui eidem strator erat, quem lingua propria «marpahis» appellant, Foroiulanae civitati et totae illius regioni praeficere statuit. Qui Gisulfus non prius se regimen eiusdem civitatis et populi suscepturum edixit, nisi ei quas ipse eligere voluisset Langobardorum faras, hoc est generationes vel lineas, tribueret.

Da Wikipedia:

Gisulf I (... – 581 circa) è stato un duca longobardo, primo duca del Friuli, dal 569 al 581 circa. Nipote di Alboino, il primo Re d'Italia longobardo (era figlio di suo fratello Grasulf), prima di ottenere il titolo e di stabilirsi a Cividale del Friuli era stato marpahis (scudiero) dello zio. All'indomani dell'ingresso dei Longobardi in Italia, Alboin istituì a Cividale (allora nota con il nome latino di Forum Iulii) il primo dei ducati nei quali si sarebbe organizzato il regno longobardo e lo affidò al nipote. Paolo di Warnerfit (detto il diacono) narra come Gisulf avrebbe rifiutato la carica, se Alboin non gli avesse consentito di scegliersi le Fare con le quali insediarsi permanentemente nella regione; il sovrano accettò.

La Fara è la cosa più simile, nel contesto longobardo, al concetto  di Clan scozzese e di Sippe germanica, un gruppo di consanguinei in armi. Nel decidere il nome della nostra associazione ci è parso il più adatto, pur non essendoci fra di noi consanguinei, ne volendo caratterizzarci per essere un gruppo di armati, il nostro approccio è quello della condivisione e della sperimentazione, nell'ottica di perseguire comuni obbiettivi e arricchire di esperienze e know-how la nostra piccola comunità, conseguentemente noi siamo : La Fara.



Le Fonti

 

La principale fonte documentaria riguardante la storia del popolo Longobardo è l'Historia Langobardorum scritta da Paolo Diacono dopo la caduta del regno ad opera di Carlo Magno (774).
Opera complessa per lettura ed analisi, si presenta inevitabilmente come la risorsa principe per chi voglia approcciarsi allo studio del periodo in questione.
Paolo delinea la storia del suo popolo dalle origini, sino a qualche decennio prima degli anni in cui scrive, evitando così di narrare la caduta del regno, argomento diplomaticamente delicato visto il suo periodo di permanenza presso la corte Franca e  l'indulgenza chiesta all'imperatore per il fratello ribelle.
Attraverso le sue pagine incontriamo materiale sufficiente a solleticare sia lo storico che il dilettante, tanto l'antropologo quanto il neo-pagano.
Ovviamente in un' ottica di informazione complessiva su questa interessantissima ondata migratoria che tanto caratterizzò la storia delle nostre terre, non possiamo solo rivolgerci ad un seppur così illustre antenato (egli era infatti Cividalese di nascita) e contemporaneo.
Restando nel campo documentario non possiamo non citare l'editto di Rothari (643), prima codificazione scritta delle leggi longobarde  e importante tentativo di equilibrata commistione fra il diritto romano e la consuetudine germanica (Cawarfidae). A questo legato è l'origo gentis langobardorum, fonte di narrazione sulle origini e la migrazione  del popolo Longobardo, sicuramente conosciuta da Paolo Diacono e che con la sua opera condivideva un retroterra di racconti e nozioni popolari ben vive nei secoli del Regno.

Passando all'ambito materiale, studi archeologici sulle ceramiche, sulle lavorazioni del metallo e sui ritrovamenti dei corredi funebri sono facilmente reperibili presso le biblioteche pubbliche o universitarie  e permettono una visione differente e complementare, rispetto a quella sopradelineata. Infine, ma decisamente propedeutiche al resto, l'intera mole di pubblicazioni riguardanti gli studi storici  sui longobardi, sulle loro storie e sui loro reperti.

Qui di seguito, una breve e parziale bibliografia, utile per chi volesse approfondire questo affascinante tema, restando sempre aperti a contatti per costruttive discussioni:

 

  • Paolo Diacono,Storia dei longobardi. Historia longobardorum, Skira

  • AA.VV.Le leggi dei Longobardi. Storia, memoria e diritto di un popolo germanico, Viella

  • Gasparri Stefano,I duchi longobardi, Ist. Storico per il Medio Evo

  • Gasparri Stefano, La cultura tradizionale dei longobardi. Struttura tribale e resistenze pagane. Fondazione CISAM

  •  La Salvia Vasco, Archaeometallurgy of Lombard swords. From artifacts to a history of craftsmanship, All'Insegna del Giglio

  • Lusuardi Siena, Ad mensam. Manufatti d'uso da contesti archeologici fra tarda antichità e Medioevo,   Editore: Del Bianco Editore

  • AA.VV., I Longobardi e la guerra. Da Alboino alla battaglia sulla Livenza (secc. VI-VIII), Viella

  • Stefano Maria Cingolani, Le storie dei Longobardi Autore, Viella

  • AA.VV., I Longobardi, dalla caduta dell'impero all'alba dell'italia, Silvana Editoriale

  • a cura di Ahumada Silva, Lopreato, Tagliaferri, La necropoli di Santo stefano "in pertica", Museo archeologico nazionale di Cividale

  • A cura di Francesco Lo Monaco e Francesco Mores I Longobardi e la storia Un percorso attraverso le fonti, Viella

  • Walter Pohl Le origini etniche dell'Europa. Barbari e romani tra antichità e Medioevo, Viella

  • A cura di Isabel Ahumada Silva.La collina di San Mauro a Cividale del Friuli. Dalla Necropoli longobarda alla chiesetta bassomedievale, All’insegna del Giglio

La nostra mascotte

Come ogni gruppo che si rispetti anche la Fara ha una sua mascotte. Nello specifico la nostra è un Irish wolfhound, nato il 25 settembre 2009 e dall'evocativo nome di Garulf

 

Perché sceglierlo come mascotte?

Intanto perché c'era. Sarebbe stato comunque presente in campo essendo il cane di uno di noi e difficilmente affidabile a muliebri cure durante le uscite e in secondo luogo perché forse il più filologico e spettacolare di tutto il gruppo

Cos'è in Irish wolfHound?

Gli Irish wolfhound sono una razza canina, appartenente alla famiglia dei levrieri, di cui rappresentano la versione di maggiori dimensioni (piazzandosi piuttosto bene anche nella generale specie canina, essendo riconosciuti come la razza più lunga). Originaria dell’ Irlanda, paiono essere i discendenti degli antichi cani per la caccia al lupo propri di quell'isola e a loro volta discendenti dei noti cani da guerra celtici un tempo presenti anche sul continente.

Bello, ma che c'entra coi longobardi?

Non abbiamo certo prove che i longobardi avessero tra le loro fila cani di questa razza, ma sappiamo dell'importanza che a questa specie in genere veniva attribuita nella loro cultura (rimando alle altre pagine del sito per una carrellata sulla questione dei guerrieri Cinocefali, del nome nordico dei longobardi restati, forse,  in Danimarca, etc). Abbiamo altresì la certezza che i longobardi si accompagnassero e a volte si facessero anche seppellire con cani del tipo levriero e di grossa taglia. Non possiamo determinare ovviamente se  fossero precisamente parenti degli Irish wolfhound, ma ci piace crederlo e resta un' opzione verosimile.



Tratto da "Le inumazioni di animali della necropoli longobarda di Povegliano (VR)"di Alfredo Riedel.

[..]A Povegliano siamo in presenza di un cane da caccia s.l. piuttosto grande e slanciato le cui caratteristiche scheletriche ci conducono in vicinanza dei levrieri

[...]La fronte dei levrieri è un po arcuata lateralmente, il profilo frontale del cranio è diritto. Il cranio è nell’insieme molto allungato, la larghezza bizigomatica è molto ridotta, il profilo basale quasi diritto. Nel Barsoi per es. si può osservare un angolo molto ottuso nel profilo basale. Nelle mandibole il dente ferino è piuttosto grande per un animale domestico, i premolari sono distanziati. La lunghezza alveolare della serie dei denti giugali è piuttosto grande. Le ossa lunghe, e specialmente le loro diafisi, sono slanciate. Altri cani da caccia come i segugi italiani sono pure di cranio slanciato, zampe lunghe e di discreta altezza (48-58 cm.) (GONDREXON, 1974). 

 I due cani di Povegliano sono molto simili, quasi identici fra di loro. Essi sono alti, 64 cm. al garrese, come le grandi razze di levrieri, i denti sono grandi, anche se non eccezionalmente, i premolari sono ben distanziati. La fronte è un pò incurvata lateralmente, il profilo frontale del cranio è diritto. Il neurocranio è allungato, il muso stretto, la larghezza bizigomatica molto ridotta, il profilo basale quasi diritto. Le ossa lunghe sono slanciate come nei levrieri tipici[...]Estendendo le nostre considerazioni all’Europa centrale Germania (orientale)- territorio fra il corso medio dell’Elba e la Saale) si possono rilevare le analisi effettuate da M. TEICHERT (1980) sui resti di 23 scheletri di cani rinvenuti in tombe dell’epoca delle migrazioni (V-VI sec. d.C.). Si tratta di animali grandi (altezza al garrese x 64,6 cm., min. 62 max. 68) maggiori in media dei cani che vivevano negli insediamenti umani dell’epoca. Una situazione analoga è da supporre pure nel Veronese[...]Inumazioni di cani sono conosciute fra i Longobardi in Italia, così per es. a Nocera Umbra in una necropoli del VII secolo dove cavallo e cane sono in relazione con tombe umane (PASQUI, PARIBEN, 1918).[...]I cani di Povegliano, anche se non mostrano tracce di morte violenta, sono stati certamente uccisi, malgrado la loro età giovane e la loro forma pregiata, per accompagnare il cavallo e completare il rito funerario.[...]

CONCLUSIONE

La tomba di Povegliano è un esempio interessante di tradizioni culturali longobarde, cui evidentemente questo popolo era rimasto attaccato nella consapevolezza di appartenere ad una casta superiore di guerrieri con un proprio stile di vita che comprendeva la caccia e la consuetudine di riti particolari. La presenza di cani è un po meno conosciuta, mentre la tradizione della decapitazione dei cavalli è nota nel primo medioevo. Il cavallo sembra essere stato ormai, a causa delle deformazioni vertebrali, poco adatto a sforzi pesanti, mentre i cani erano degli esemplari in ottime condizioni. La presenza di forme simili a grandi e slanciati cani da caccia e la costituzione slanciata e forte del cavallo mostrano che si sono scelti tipi rappresentativi di animali pregiati



Quella che viene giudicata la prima attestazione visiva di un Irsh Wolfhound, la fibula di Braganza:

 

 

Quella che viene giudicata la prima attestazione letteraria riferita ad un Irish wolfhound, la saga islandese  di Njall (970-1014 d.C):

"I will give thee . . . a hound that was given me in Ireland; he is big, and no worse follower than a sturdy man. Besides, it is part of his nature that he has man's wit, and he will bay at every man whom he knows is thy foe, but never at thy friends; he can see, too, in any man's face, whether he means thee well or ill, and he will lay down his life to be true to thee . . ."



La prima casa di Garulf:

http://www.maciarot.it/